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Editoriale Percorsi

Cari soci,

abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo il momento più drammatico dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il coronavirus ha messo alle corde il nostro sistema sanitario, debilitato l’economia, stravolto la vita delle popolazioni di interi continenti.

A soffrire più degli altri sono gli anziani, come molti di noi, cari soci.
La sofferenza è doppia: fisica, perché a causa delle patologie dell’età si è più attaccabili dal morbo, e psicologica perché in questo momento più soli degli altri, chiusi in casa e spesso lontani dagli affetti.
Ognuno di noi - se può e nel rispetto delle regole contro l’infezione - dedichi a coloro che sono più in difficoltà un po’ delle sue energie e del suo tempo.
Quando non sono parenti possono essere i vicini di casa, spesso di pianerottolo.
Con la nostra solidarietà facciamoli sentire meno isolati, anche solo con una telefonata e, se utile, offriamo concretamente il nostro aiuto per sbrigare qualche incombenza che potrebbe essere troppo onerosa per loro.

Il livello di civiltà di un popolo si misura anche dall’attenzione che dedica agli anziani. La mobilitazione di generosità prodotta dalla pandemia ha fatto venire alla luce quanto di buono e di bello c’è in questa società.
Persone e aziende (fra le quali anche la nostra, che insieme alla famiglia Agnelli ha messo a disposizione denaro e mezzi per la collettività) hanno fatto a gara per aiutare, incoraggiare, offrire risorse.

A proposito della solitudine voglio ricordare l’importanza del sollievo che in questi frangenti può offrire una, anche solo modesta, conoscenza degli strumenti informatici, ma sufficiente per ordinare la spesa a casa, per parlare con il medico, per vedere figli, nipoti e amici attraverso una video chiamata. Non mi stancherò mai di insistere su questo punto: sapere come navigare su internet, mandare una e-mail o usare uno smartphone moderno può fare la differenza tra l’essere completamente isolati o poter ancora interagire con il mondo. A tutte le età.

Quello che nel frattempo dobbiamo continuare a fare è attenerci scrupolosamente alle indicazioni delle autorità in fatto di isolamento e prevenzione.
Attenerci noi e invitare vigorosamente chi ci sta intorno a farlo. Qualche sacrificio in più può salvare una vita e abbreviare il tempo del ritorno alla piena normalità.
Oltre al grande tributo di vittime, fra le quali troppi operatori sanitari protagonisti di una lotta eroica e indimenticabile, dovremo presto fare i conti con una situazione economica che richiederà un impegno pari a quello messo in campo nel Dopoguerra.

Saremo tutti chiamati a fare la nostra parte per ricostruire, nessuno deve mancare. Ma ce la faremo anche questa volta.

Diego Pistone